Torpedone Trapiantati – Francesco Abate. Recensione

TORPEDONE TRAPIANTATI – FRANCESCO ABATE

Mettici dentro che l’autore è un giornalista, e che il libro sia scritto con una certa cura.

Mettici dentro che l’autore è sardo, e che quindi la storia abbia una certa verve.

Mettici dentro che l’argomento è un po’ delicato, e che un po’ (ma solo un po’) di retorica non guasti.

E’ un po’ semplicistico ridurre a queste tre definizioni “Torpedone trapiantati”. Nel momento in cui vuoi sensibilizzare il pubblico a quelle che sono le problematiche di chi è riuscito ad andare avanti con un trapianto di organi, o fai un saggio didascalico (ma il pubblico non lo attiri) o crei una vicenda che abbia un sottofondo comico-grottesco. L’opera di Abate presenta una galleria di personaggi molto particolari (e l’autore si inserisce tra loro): pur essendo descritti in un modo che può parere surreale, appaiono come eroi di un mondo parallelo. Nel definire le loro strampalate caratteristiche, l’autore si mostra complice e non giudice: non li vuole deridere, ma li vuole “accompagnare”. E’ sicuramente incoraggiante vedere queste persone che continuano a vivere: la loro vita, però, è stata pagata con il prezzo della morte di qualcun altro, ben disposto a donare i propri organi. Ed è anche singolare vedere come l’autore elabori brevi conversazioni con chi gli ha donato il fegato.

Non ho detto tutto, per non togliere il gusto della lettura. E’ un libro che si legge in grande scioltezza e che si fa apprezzare per incoraggiare ad andare avanti. Ne è testimone pure una frase che secondo me racchiude tutto il senso di questa tematica: “Ogni sera in città, a teatro va in scena la vita”.

Enrico Redaelli per BlaBla News

Autore dell'articolo: La Redazione

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