La ragazza con la Leica – Helena Janeczek. Recensione

La ragazza con la Leica – Helena Janeczek

 

Ricordo ancora la scena. L’autrice che, annunciata come vincitrice del Premio Strega, seduta a favore dei fotografi, stappa la bottiglia dell’analogo liquore e se ne sbevazza a canna una pantagruelica sorsata. Lì per lì, il gesto mi ha fatto sorridere. Mi ha fatto pensare ad una simpatica goliardata per rompere certi protocolli stantii.

Dopo aver letto il libro, penso invece ad una grezza cafonata (da quando le cafonate sono raffinate??).

Il libro? Sopravvalutato. Scritto male, con una prosa franta, a volte difficile da seguire. E’ un tipo di prosa che solo abili scrittori si possono permettere. I personaggi si susseguono confusamente e non capisci di chi si stia parlando. Sinceramente non vedo nemmeno l’utilità di dividere in tre parti l’impianto narrativo, dedicandolo a tre persone che negli ultimi anni sono state molto vicine a Gerda Taro. Non traspare il rapporto tra lei e queste persone, ma soprattutto non ne esce nemmeno un ritratto di Gerda!

Per quei pochi che non lo sapessero, Gerda Taro era la fidanzata di Robert Capa, anch’egli famoso fotografo. Anche qui, il sentimento che caratterizza la loro unione è trattato superficialmente: forse si intuisce che tra loro due la più forte di carattere possa essere stata Gerda, ma rimane solo una supposizione. Ancora più paradossale, il libro parla poco di fotografia: sono presenti nella parte iniziale e finale alcuni scatti, ma non riguardano da vicino né l’attività di Gerda, né quella di Robert. Sarebbe stato bello comprendere il modo in cui entrambi si dedicavano a questa passione. E quando dico questo, non mi riferisco al fatto di pretendere un trattato di fotografia: bastava una disquisizione divulgativa.

E poi siamo in un’epoca in cui l’ideologia (di qualunque parte essa sia) viene vissuta intensamente, Ma viene vissuta così anche l’arte. Non parliamo della passione. Insomma, l’Europa era in un contesto storico nel quale la vita veniva ‘sentita’ decisamente di più. E’ un peccato: Gerda, paragonabile lontanamente alla Gilgi di Keun, sembra essere una donna che va poco al di là dall’essere definita persona qualunque.

Vincitore quasi annunciato del Premio Strega (posso dire vinto immeritatamente?), questo titolo è pure candidato Premio Campiello, che verrà assegnato questa sera. Ma secondo me è un volume che perde troppe occasioni per strada per essere ricoperto di così importanti premi.

Per il Campiello, quindi, sarei più orientato a pronosticare “Le assaggiatrici” di Rossella Postorino.

 

 

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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