I camminatori (Vol.1: i Pulldogs) – Francesco Verso. Recensione

I camminatori (Vol.1: i Pulldogs) 

Francesco Verso

 

Un libro per aprire i propri orizzonti mentali? Decisamente questo “I camminatori” è quanto di più indicato. Non aspettatevi però una folgorazione sulla via di Damasco. Per quanto curioso ed interessante, non è avvincente (anche se non era di sicuro questo l’obiettivo che voleva porsi lo scrittore).

La distopia è sicuramente la cifra principale del romanzo. Ma l’autore descrive questa nuova società con una certa disinvoltura, senza far cadere dall’alto certe trovate che nell’insieme sono piuttosto singolari. Può sembrare l’approdo di una riflessione: osservando l’attuale società, lo scrittore capisce che la storia che sta scrivendo, altro non è che la conseguenza di quello che siamo adesso: il consumismo non ha più il cibo tra i suoi ‘ingredienti’ principali. La socialità di adesso è sostituita con altra socialità, curiosa ed originale (ma chi narra non si autocompiace assolutamente).

Esiste però un gruppo di ribelli: sono come taxisti, perché si guadagnano da vivere attraverso un particolare servizio di risciò. Scorrazzano per Roma con l’aiuto di speciali navigatori satellitari che permettano di svicolare le vie più trafficate della città, per soddisfare più velocemente la clientela. Sono una sorta di comunità Hamish, anche se in realtà si servono del progresso alla loro maniera. Finché si trovano a scontrarsi frontalmente con il Progresso…

Ovviamente nulla si deve dire per questioni di spoiler.

La scrittura non è particolarmente coinvolgente: ha sicuramente una connotazione moderna per tutte le conoscenze tecnologiche che l’autore dimostra di possedere. D’altra parte lo stile non risulta nemmeno troppo per addetti ai lavori, se non per qualche passaggio che potrebbe risultare pesante. Nel complesso, è un libro che si fa leggere ed è pure arricchito anche da tre immagini raffiguranti alcuni dei protagonisti della storia: queste si collocano a metà tra ‘tradizione’ ‘innovazione’, in quanto ritratti in bianco e nero contenenti alcuni dettagli che li fanno rimanere aderenti alla distopia di cui dicevo all’inizio.

Sulla copertina si riporta che questa dovrebbe essere una prima parte. Ho di recente assistito, all’interno delle innumerevoli iniziative di Bookcity, alla presentazione di questo titolo dove Verso si confrontava con la scrittrice che ha redatto la postfazione: né l’uno né l’altra hanno accennato alla cosa, ma solo perché il tema dell’incontro si è orientato su altro. Anche se il mio giudizio non è entusiastico, sarei curioso di vederne la continuazione.

 

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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