“Il Testimone Invisibile”. Recensione in Anteprima. Al cinema dal 13 Dicembre 2018

Il testimone invisibile
Recensione in anteprima 
Al cinema dal 13 dicembre 2018

 

L’ambientazione parte subito infondendo allo spettatore un forte senso di claustrofobia: il presente si svolge in un ambiente chiuso con un testa a testa tra Riccardo Scamarcio (imprenditore che deve trovare il modo di farsi scagionare da pesanti accuse) e l’attrice Laura Paiato (avvocato penalista che , ultima spes, deve cavare d’impaccio Scamarcio). Ad accentuare le atmosfere cupe, sussiste il fatto che l’incontro tra i due personaggi avviene nella tarda serata: le penombre notturne pervadono sullo sfondo gli ambienti allo scopo di rendere ancora più misterioso quello che si sta raccontando.

Si gioca molto sul flash-back (dove il regista Stefano Mordini indugia molto su splendidi esterni, diurni e notturni, della zona di Molveno, in Trentino) e questo stratagemma conferisce all’opera anche una componente di carattere teatrale, anche perché la storia è più ‘parlata’ che ‘agìta’. Non mancano le situazioni che prendono di sorpresa e i rovesciamenti di fronte ma…

Secondo me il regista ha voluto strafare un po’…

A posteriori la pellicola di Mordini mi ha ricordato un classico americano della metà degli anni ’90, di cui non voglio appositamente dire il titolo per non spoilerare indirettamente. Quel film faceva uscire dalla sala a bocca spalancata, e, se vogliamo, anche questa pellicola si pone sicuramente questo obiettivo. Il problema è che, per riuscire nel gioco, si sono trascurati alcuni dettagli: per questo, nell’insieme, “Il testimone invisibile” dimostra di conoscere molto bene i ‘topoi’ del genere. Allo stesso tempo, però, risulta poco verosimile per quelle sbavature che, benché piccole, a mio parere rovinano la bellezza dell’opera.

I cambiamenti di fronte di cui parlavo sopra, inoltre, alle volte sono repentini, troppo repentini: questo potrebbe raffreddare il coinvolgimento dello spettatore nella trama, per colpa di un ritmo non correttamente gestito in sede di regia. Un altro appunto che mi viene da fare è che in certi passaggi si doveva permettere meglio allo spettatore di capire meglio certi indizi che stanno alla base del colloqui tra l’avvocato ed il protagonista.

Di Mordini ho già detto. Bentivoglio e Leone sono comprimari adeguati ma non spiccano troppo come modo di recitare, anche se il loro peso nell’economia della vicenda non è assolutamente poco.

Sono sicuramente più interessanti Scamarcio e Paiato. Il primo dimostra una certa maturità, facendo dimenticare certe prove (???) giovanili ed evidenziando il fatto di essere abbastanza versatile (cercatelo nelle “Mine vaganti” di Ozpetek ma anche in “Loro 1” di Sorrentino). Paiato è sicuramente chi esce dal film a testa non alta, ma altissima: sa subito rendersi antipatica e connota il proprio personaggio con quell’arroganza e pelo sullo stomaco che caratterizza certi avvocati di livello. E devo dire che si ‘mangia’ comodamente il suo interlocutore Scamarcio lungo tutta la pellicola…

Consigliarlo? Potrei anche dire di sì, ma con tutte le riserve del caso.

 

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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