I colori dell’incendio – Pierre Lemaitre. Recensione

I colori dell’incendio

Pierre Lemaitre.

Recensione

 

Di Lemaitre ho apprezzato la versatilità e la quantità di titoli che ha saputo pubblicare. Mi ha sempre colpito la profondità con cui indaga la più parte dei suoi personaggi, sia nella produzione “gialla”, sia in quella più intimista. L’ho sempre considerato un autore che non sbaglia mai un colpo. E così è stato finché non ho letto la tetralogia (Irène; Alex -il più bello e qualitativamente elevato-; Rosy&John; Camille) che mi ha deluso per tre quarti, che non è poco.

Annunciato come sorta di seguito de “Ci rivediamo lassù” (poetico, lirico, veramente bello), “I colori dell’incendio” ha creato in me una certa aspettativa che si è confermata parzialmente fino a un terzo del volume, per poi deludermi nel prosieguo della storia. Così, se già nelle prime pagine ti si stringe la gola, a poco a poco la ‘consistenza lematriana’ si stempera fin quasi ad annacquarsi un po’. Tra le cose positive, ho notato un uso disinvolto e per nulla sgradevole del discorso indiretto libero che in altri libri non avevo ravvisato. Non mi sembra carino, invece, dare colpa alla traduzione per la non-riuscita dell’insieme (In “Ci rivediamo” la mano era un’altra), anche se alcuni passaggi non risultano esattamente chiari.

La colpa è sicuramente della trama che a un certo punto prende una piega da feuilleton del tempo che fu, con alcuni tratti a dir poco melodrammatici. Non solo, ma Lemaitre sembra voler creare, con la sua protagonista, un’eroina che possa paragonarsi al Conte di Montecristo, pronta a ridare alle cose il giusto ordine, attraverso opportune vendette. Ma la Vendetta per antonomasia (non a caso con V maiuscola) è solo ed unicamente quella che appare nel romanzo di Alexandre Dumas. Le macchinazioni di Madeleine (il personaggio principale) non mancano e sono tutte interesanti. E’ l’indagine interiore che sembra essere incompleta e che fa risultare quest’opera un libro come tanti.

Non mi ha poi convinto poi un aspetto legato puramente a fatti storici. Buona parte dell’intreccio vede il lato economico al centro dell’attenzione: seppure la vicenda, articolandosi tra gli anni ’20 e’30, rispetti il corso degli eventi sottolineando la crescita dei totalitarismi, sorvola invece sul crack economico del 1929, accennandone appena senza però coinvolgere gli affari delle singole controparti.

Non resta che attendere il terzo episodio di questa trilogia, nella speranza che Lemaitre torni ad essere quello di una volta.

 

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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