Ventinovecento – Rinomata Offelleria Briantea. Recensione

Ventinovecento – Rinomata Offelleria Briantea

Ventinovecento… Sembra una datazione avveniristica. Potrebbe far pensare ad un romanzo distopico collocato in chissà quale era prossima ventura.

Invece il titolo sottolinea il nuovo codice postale della città di Monza, dopo che nel 2004 è diventata capoluogo di provincia. Monza, quindi, è il centro delle avventure di quattro ragazzi nel periodo che va dai quindici ai venticinque anni circa, poco prima della fatidica data in cui la loro città, finalmente, si affranca da Milano. Non è quindi casuale che il libro sia un inno agli anni novanta, con tutte le sue icone, tra queste anche i Power Rangers che sono pure ricordati in copertina, Effettivamente Monza è un ibrido: non è provincia, ma non si può nemmeno definire metropoli. Quello che vogliono sottolineare gli autori è proprio il fatto che questa città abbia (e abbia avuto) comunque un ruolo all’interno della società italiana, soprattutto con il famoso Autodromo che focalizza l’attenzione di un certo pubblico anche se si tratta di una sola volta all’anno.

Gli autori fanno parte di un collettivo, il cui nome non è scelto a caso e che tocca da vicino la realtà come pure la storia monzese, in quanto trattasi di pasticceria frequentata dall’anarchico Gaetano Bresci nei giorni precedenti al regicidio da lui commesso.

La trama è un coacervo di situazioni: non sempre è facile capire il punto di vista della voce narrante perché in alcuni passaggi è collettiva, in altri è uno dei quattro personaggi (Sauzer, Patrese, Trentatré, Braulio) che prende in mano le redini della narrazione.

Il target non è proprio a trecentosessanta gradi: riferendosi a vicende adolescenziali, a volte anche piuttosto ‘estreme’, il linguaggio presenta l’uso di un lessico molto più vicino all’universo dei ragazzi di oggi. Va comunque detto che ogni termine ‘strano’ ha la sua spiegazione in appendice, in modo da non lasciare il lettore all’oscuro di nulla. Un dettaglio che invece potrebbe essere disturbante per la lettura è il fatto di avere collocato alla fine del libro le varie note esplicative del testo.

Il libro è sicuramente consigliabile ai monzesi, ma pure ai milanesi perché non si sentano troppo ‘padroni’ della Lombardia.

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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