Un uomo tranquillo – Recensione in anteprima – Al cinema dal 21 febbraio 2019

Lo ammetto: ero un po’ prevenuto su questo film. Leggendo e documentandomi un po’, ho letto che la trama riguardava la storia di un padre che si ritrovava il figlio ucciso, per errore, da sicari della droga. Ho immaginato la classica ‘americanata’ piena di retorica dove l’eroe protagonista si rimboccava le maniche e si faceva giustizia da solo.

Niente di più sbagliato.

Siamo in Colorado, in una sperduta località sciistica che comunque riesce a vivere dignitosamente (e anche di più) di turismo. Liam Neeson, protagonista della pellicola, non è altro che uno spazzaneve del posto che è appena stato nominato cittadino dell’anno. Alla luce del fatto che gli uccidono il figlio, non perde tempo a far affiorare la sua dark-side. Ma la carta del film sta nel fatto che le scene si giocano tutte su uno humour veramente affilato: Neeson, quindi, si vendica in modo casereccio, applicando ai suoi delitti tutto quello che ha imparato leggendo gialli e romanzi polizieschi.

Un dettaglio che può stupire è che il film è un remake e che l’originale (Dal titolo “In ordine di sparizione” – peccato non averlo mantenuto in traduzione: avrebbe incuriosito sicuramente il pubblico) è stato realizzato nel 2014 sempre dallo stesso regista, il norvegese Hans Petter Moland.

Ci troviamo di fronte ad una realizzazione filmica non comune per il fatto che alla produzione è stato chiamato Michael Shamberg, che ha al suo attivo film come “Pulp Fiction”, “Out of sight” e “Get Shorty”. Osservando l’originale in norvegese ha riscontrato una globalità di intenti da parte del regista: in tal senso “Un uomo tranquillo” risulta un film decisamente coinvolgente e che tiene intelligentemente lo spettatore incollato alla poltrona.

Oltre a Neeson, che del tutto ‘buono’ non è, spicca un’ampia galleria di ‘villain’ tra cui va citato il personaggio interpretato da Tom Bateman, nevrotico boss locale della droga con uno svariato numero di fisime molto azzeccate.

Le donne sembrano avere un ruolo secondario. Laura Dern, moglie di Neeson nella storia, pare un personaggio non concluso (ma non è così). In realtà, i caratteri femminili appaiono nel film più intelligenti e più in grado di prendere le distanze da una cieca violenza: sembrano mamme che impongono ai figli di smettere di giocare con le armi perché è ora di crescere. Oltre alla Dern, le altre attrici che si mettono in evidenza sono Emmy Rossum (nella parte di una poliziotta) e Julia Jones (moglie che sa il fatto suo del Boss Bateman).

A proposito del titolo, il rifacimento in inglese si chiama “Cold pursuit”: certo non ha nulla a che fare con l’ironia dell’originale ma è sempre meglio della scelta della distribuzione italiana che ha optato per un piuttosto piatto “Un uomo tranquillo”.

Comunque, correre in sala appena esce… merita!

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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