Fedeltà – Marco Missiroli. Recensione


Missiroli non è mai stato autore banale e soprattutto ha sempre dato alla sua immagine un ‘sottovoce’ assolutamente gradevole in mezzo a tanti scrittori dal tono roboante, più vicini al fumo che all’arrosto. Si dà il caso quindi che, non appena ho saputo dell’uscita di questo libro, non ho avuto alcun indugio e me lo sono procurato.

Ebbene sì, anche stavolta -mi dicevo durante la lettura della prima metà abbondante del libro- lo stile dell’autore si dimostra assai affascinante. Così come coinvolge molto il modo in cui si legano i singoli quadri della vicenda. Sembra una catena di dissolvenze incrociate: distingui l’insieme della storia e gli specifici episodi che la compongono. In queste sequenze, Missiroli costruisce sui protagonisti pezzi di monografie che possono riguardare una loro descrizione o una serie di riflessioni che man mano essi elaborano. E, come se avesse in mano una telecamera, sposta il fuoco da un personaggio all’altro. Sembra una visione dall’alto, non voyeuristica comunque: lo scrittore colloca se stesso e il lettore in una postazione che pare manovrata da un braccio meccanico. In questo modo, spostarsi da un punto all’altro del contesto narrativo diviene non solo più facile ma anche più rapido. Carlo, Margherita, Sofia e tutti gli altri possono così essere visti in primissimo piano o in panoramica senza che loro (ovviamente) possano vedere il lettore.

Man mano che scorrono le pagine viene restituita una Milano trasversale: da un lato le periferie di via delle Leghe, dall’altra il centrale corso Concordia (solo per fare un esempio). Decisamente un passo avanti rispetto a “Il senso dell’elefante”, romanzo anch’esso ambientato nel capoluogo lombardo ma piuttosto assente nella narrazione.

Eppure qualcosa non ha funzionato…

Nell’esposizione, a volte, la frase non sembra curata al punto che in alcuni passaggi si creano alcune ambiguità e non si capisce di chi si stia parlando.

Si citano diversi libri all’interno del plot, ma sembra più uno sfoggio che una reale necessità della storia: ho provato a leggerci un significato simbolico ma senza trovare qualcosa di efficace.

La trama narra di una coppia di marito e moglie molto affiatata, con una serie di progetti ambiziosi da elaborare: davanti a loro sembra spianarsi la più lunga e semplici delle autostrade da percorrere, tuttavia, per rendere il ménage più saporito, sono attirati dall’universo al di fuori della loro coppia. Entrambi hanno tutta l’intenzione di esplorarlo, pur tenendo un’ancora all’interno del loro microcosmo (la ‘fedeltà’, appunto)…

Per quanto il libro esaurisca le sue pagine, alla fine pare che il narratore lasci tutto in sospeso: non è quel tipo d’intreccio che invita l’utente a terminare la storia con la sua immaginazione. Con il suo finale “Fedeltà” sembra non prendere alcuna posizione, nemmeno quella più biecamente moralista.

Lascio a Missiroli più di una prova d’appello…

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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