È tempo di redenzione: benvenuti in paradiso (fiscale)

Ulteriore passo avanti verso il contrasto all’evasione fiscale. O quanto meno ci si prova. L’Ecofin ha aggiornato la propria lista dei paesi appartenenti alla cosiddetta “black list” ovvero tutti quelli Stati che non rispettano gli accordi fiscali internazionali. Nel precedente elenco redatto a dicembre 2017 figuravano solo cinque paesi ovvero: Samoa americane, Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini degli Stati Uniti. Ora è stata prevista un’estensione ad una platea più ampia che comprende: Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Dominica, Figi, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi Uniti, Vanuatu.
Come si può notare, i cosiddetti “paradisi fiscali” sono aumentati e – con molta probabilità – si potrà assistere ad un ulteriore incremento nel prossimo futuro poiché nel corso del 2018 sono stati valutati ben 92 paesi.
L’aver identificato paesi “non cooperativi” dal punto di vista fiscale è sicuramente un bene in quanto contribuirà maggiormente all’identificazione di un processo molto più selettivo ed approfondito nell’implementazione delle normative sia nazionali che internazionali (v. lo scambio di informazioni tra paesi). All’opposto, il mancato restringimento di questo parterre, permette ancora una volta il belligerante rapporto tra chi paga e chi no o meglio: tra chi si vede costretto a pagare rispetto a colui che può scegliere di optare per altre soluzioni.
Come ci viene insegnato esiste un paradiso ed – all’opposto – un inferno. Allo stesso tempo è però contemplato anche un purgatorio ma di quest’ultimo non vi è traccia nella quotidianità fiscale. Ci troviamo pertanto ad un paradosso: il peccatore fiscale raggiungere il paradiso mentre l’onesto ed innocente cittadino vive all’inferno ossia nell’eterna condanna rappresentata dai molti demoni chiamati: imposte, tasse, contributi ecc.

«Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate»

Stefano Masa Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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