Le parole sono importanti – Marco Balzano. Recensione

Le parole sono importanti – Marco Balzano

Come sempre colto, arguto, carismatico e felpato il signor Balzano…

In una società che predilige ‘cose veloci’, tecnologiche, all’avanguardia, anche la cultura dovrebbe adattarsi diventando uno strumento ‘pret-a-porter’ (giammai!). Balzano invece va controcorrente, perché pubblica un saggio (e fin qui non c’è nulla di trascendentale) sull’etimologia, una disciplina che ai tempi di oggi riguarda pochi e che di sicuro non suscita un interesse mainstream.

Fosse stato scritto da qualcun altro, il libro sarebbe passato solo tra le mani dei semplici addetti ai lavori. Vuoi per il suo background di tutto rispetto, vuoi per il fatto che il suo essere scrittore lo collochi nel bel mezzo dell’evoluzione dei fenomeni sociali, Balzano sa dare al libro un taglio che può aspirare ad avere un bacino di lettori più ampio. L’autore, infatti, sceglie dieci parole di uso comune o che comunque fanno parte del nostro tempo e ne fa un’attenta analisi per capire come il significato attuale si sia discostato più o meno ampiamente da quello originario.

Un esempio che mi ha colpito molto riguarda la parola “condividere”. Il termine è alla base di social network come facebook. Risalendo all’origine latina (cum-dividere=dividere con), l’autore dimostra che la connotazione moderna si è notevolmente spostata dall’accezione antica. “Dividere con” vuol dire che io prendo un intero di qualcosa per dividerlo con una o più persone in modo che tutti usufruiscano di almeno un pezzo di quell’intero, non dell’intero di partenza.

Non si è mai visto, in un social network, qualcosa di questo genere: nel momento in cui condivido sulla mia bacheca di facebook una foto, o un filmato, questi appariranno per intero e non di certo parzialmente. Balzano ha espresso questo concetto molto meglio basandosi anche sulla sua esperienza di studi e non solo.

Ecco, un dettaglio su cui potrei muovere una critica a Balzano saggista, riguarda il non aver detto nulla sul lemma “fortuna”: per i latini era una ‘vox media’, cioè una parola che da sola non aveva sfumature ma che diventava positiva o negativa secondo i contesti e l’aggettivazione utilizzata.

Mentre leggevo questo libro me ne sono venuti in mente altri due, uno letto anni fa, l’altro che vorrei leggere. Il primo è “La manomissione delle parole” di Gianrico Carofiglio. Il testo in questione non si sofferma su particolari disquisizioni filologiche, quanto sulla superficialità (cosa sottolineata anche da Balzano) con cui vengono usati i vocaboli. L’altra opera invece è di Stefano Massini e si intitola “Dizionario inesistente”: qui l’autore crea una sorta di vademecum innovativo, contenente una serie di neologismi che potrebbero un domani entrare ‘de facto’ nel nostro dizionario.

Non so quanto Balzano abbia preso dal primo (boh, forse) o dal secondo (molto difficile). Sta di fatto che il monito è lanciato: bisogna imparare a parlare nuovamente con cognizione di causa, indietreggiando rispetto alla deriva cui ci sta portando questa società.

Giusto per evitare di essere superficiali…

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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