La bambina ovunque – Stefano Sgambati. Recensione

La bambina ovunque – Stefano Sgambati

 

Una gravidanza ma vista dal punto di vista del padre.

Sulla carta risultava un progetto molto ambizioso. Negli esiti, invece, mi ha abbastanza deluso. Non sono padre, quindi non ho voce in capitolo più di tanto, ma alla fine della lettura non ho visto nulla che distinguesse l’esperienza di questo io narrante da quella di altri. La sensazione è stata quella di vedere in questo padre-in-potenza un’ansia motivata ma fino ad un certo punto, rispetto a quello che sarebbe stato il futuro scenario. Perché questo io narrante, prossimo papà, nei nove mesi di gestazione, sembrava più proiettato verso se stesso e non verso la propria compagna. Onestamente ho colto una mancanza di empatia nei confronti di chi in quel lasso di tempo vedrà cambiare il proprio corpo dall’oggi al domani, vedrà il proprio fisico lievitare irreversibilmente come una sorta di panettone. Ci sta che un padre possa aver paura, possa percepire di non sentirsi emotivamente pronto, di non sentirsi all’altezza. Ma allora l’autore doveva davvero percorrere due strade diverse: o accentuare e isolare un particolare dramma interiore, oppure caricaturava opportunamente questa figura paterna cercando allo stesso tempo di rendere questo personaggio il più originale possibile. Ne è venuto fuori un maschio assai stereotipato, che presta il fianco alle solite (e più che giustificate) critiche dell’universo femminile. In alcuni punti, sembrava che fosse il protagonista a portare avanti la gravidanza, pioniere di qualche innovativa teoria neonatale. Se davvero toccasse a noi rimanere in stato interessante, mi domando come si squilibrerebbe ulteriormente la parità (?) tra maschio e femmina. Nell’ultima parte il libro si risolleva un po’ (ma non troppo) perché lo scrittore si sofferma a parlare di qualche esperienza che condivide con sua figlia, e di tutte le sensazioni che da ciò derivano.

Comunque sia, sconsiglio all’“altra metà del cielo” di leggere questo libro, se non altro perché alla fine confermerebbe quello che già sa del pianeta maschio: che l’uomo è un pavido, un tremebondo eccetera. Si dice poco o nulla della forza interiore che invece ha la donna: forse, nel portarsi in grembo un feto per nove mesi, la donna risulta davvero più forte dell’uomo.

 

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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