Io pago, Tu paghi, Noi paghiamo!

Io pago, Tu paghi, Noi paghiamo!

«Ergo, a partire da oggi …», «E io pago! E io pago!». Era già tutto chiaro nel 1950. Noi, probabilmente, abbiamo sottovalutato quanto veniva detto (e sottolineato) nel celebre film “47 morto che parla” diretto da Carlo Ludovico Bragaglia. L’allora Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio (chi?!): più semplicemente Antonio De Curtis in arte Totò, nella sua proverbiale interpretazione nelle vesti del Barone Antonio Peletti, già sapeva. Certo, sapeva come funzionava – e sarebbe funzionato (in peggio) – il nostro futuro in tema salariale. A distanza di quasi 70anni, l’Ocse ci fornisce la conferma attraverso i dati diffusi mediante il rapporto “Taxing Wages”: i valori percentuali sono eclatanti e riguardano le tasse sul nostro reddito ed i contributi sociali versati.
Nello scorso anno, in Italia, l’insieme di queste, ha raggiunto soglia 47,9% per il “lavoratore medio single”. La media dei 36 paesi avanzati è stata pari al 36,1%. Il nostro paese si colloca al terzo posto dopo Belgio (52,7%) e Germania (49,5%). «E io pago! E io pago!».
Dato ancor più sconfortante quello delle “famiglie monoreddito con due bambini”: cuneo fiscale italiano pari al 39,1% ovvero il secondo ammontare più alto dell’Ocse (al primo posto la Francia con il 39,4% (media Ocse 26,6%). «E io pago! E io pago!».
Chi sta meglio (eufemismo) è il “lavoratore single” che si vede trattenere un 47,7%. «E io pago! E io pago!».
Andando ad analizzare le singole voci che compongono il cuneo fiscale italiano si possono distinguere: il 16,7% quale imposta sui redditi, il 7,2% per i contributi a carico del lavoratore ed un ulteriore 24% a carico del datore di lavoro.
Escludendo volutamente ulteriori dati presenti nel rapporto pubblicato (es: salari medi, ecc.) si lascia a Voi lettori ogni commento e considerazione. Al momento, l’unica consolazione che ci rimane, è rivedere l’impareggiabile Totò nel citato celebre film. Forse, grazie a questo, potremo ritrovare uno scorcio di un sorriso che, per molti (moltissimi), potrebbe invece nascondere una velata smorfia di incredulità e sofferenza.

«E io pago! E io pago!».

Stefano Masa Radio Bla Bla

Autore dell'articolo: La Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *