Sognando Bologna – Riccardo Bassi. Recensione

Sognando Bologna – Riccardo Bassi

 

Si potrebbe iniziare dalla copertina, realizzata da Samuele Carboni, figlio del cantante Luca. Una rete metallica si pone di fronte alla prospettiva di chi guarda. Al di là, in lontananza, un panorama cittadino dai contorni non ben definiti preso al crepuscolo (o all’alba?). La rete, la lontananza potrebbero significare che Bologna c’è ma non si fa prendere. O forse non si fa prendere da tutti.

Bologna però c’è, perché sembra guardare di nascosto tutto quello che succede ai protagonisti di questo romanzo, ma l’autore lascia decidere al pubblico se si tratta di una città semplice spettatrice o di una città che condiziona in qualche modo il comportamento dei suoi abitanti. L’apice di questo mettere fumo negli occhi al lettore lo troviamo quando lo scrittore, intitolando un capitolo, parla di Bologna “grassa”…

La vicenda di Kevin, il protagonista, si dipana attraverso vari ambiti e generi. Da un lato, il suo vissuto personale che gli fa cercare spasmodicamente affetti sicuri, i quali, però, o non si sentono adeguatamente ricambiati da lui, o si comportano con sufficienza. Sono le donne (tre in particolare) ad interessarlo e sono proprio le donne che non lo sanno capire: non si contano malintesi ed equivoci che aumentano la sua instabilità interiore. Dall’altro, lo stesso protagonista si trova immischiato in una vicenda caratterizzata da tinte poliziesche, da misteri all’apparenza insolubili, da situazioni più grandi di lui.

E poi questo strano incubo sonoro che rende angoscianti le notti di alcuni dei personaggi della storia. Oltre ad inquietare i loro sonni, questi strani rumori (a metà tra uno sparo e un boato) creano diversi interrogativi anche in chi legge.

Una pecca riguarda sicuramente il fatto che alcuni passaggi risultano essere troppo melodrammatici e poco verosimili. In altre parti, poi, vi sono alcune riflessioni che, se sono necessarie per la trama, rischiano però di essere strumentalizzate da chi legge il libro con occhio becero. Comunque sia, il libro è complessivamente gradevole e si fa leggere in un unico fiato. Non è certo la storia che il mondo della letteratura stava aspettando, ma è di sicuro qualcosa che fa compagnia e che trasmette empatia.

 

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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