LaVerdi – Romanticismo tra sperimentazione e tradizione. 2, 3 e 5 Maggio

Stagione Sinfonica 2018/19

Romanticismo tra sperimentazione e tradizione

Il ritorno di Zhang Xian e il debutto di Denis Kozhukhin

con due capolavori di Brahms e Dvořàk

Giovedì 2 maggio 2019, ore 20.30

Venerdì 3 maggio 2019, ore 20.00

Domenica 5 maggio 2019, ore 16.00

Auditorium di Milano, largo Mahler

Johannes Brahms Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Re minore op. 15

Antonin Dvořàk Sinfonia n. 8 in Sol maggiore op. 88

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Pianoforte Denis Kozhukhin

Direttore Zhang Xian

Giovedì 2 maggio (ore 20.30), venerdì 3 maggio (ore 20.00) e domenica 5 maggio (ore 16.00): tre date per festeggiare il ritorno del Maestro Zhang Xian alla guida dell’Orchestra Verdi, della quale è stata direttore musicale dal 2009 al 2016. Attualmente direttore musicale della New Jersey Symphony Orchestra, la cinese è direttore emerito dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Per il suo ritorno sul podio de laVerdi, Zhang Xian mette a confronto due modi opposti di intendere la musica nel Romanticismo europeo, fra sperimentazione e innovazione. Da una parte il Primo Concerto per pianoforte e orchestra di Johannes Brahms, capolavoro nel quale il compositore sperimenta, azzarda e supera i propri limiti facendo i conti con la tradizione del concerto per pianoforte; a fare da contrappunto Antonin Dvořàk con la sua Ottava sinfonia, una pagina musicale creativa e appassionata ma rispettosa della tradizione sinfonica tedesca dell’età romantica, cui farà seguito, quattro anni dopo, la celeberrima Sinfonia dal nuovo mondo.

A confrontarsi il Concerto in re minore di Brahms, capolavoro in cui pianoforte e orchestra sono su un piano di assoluta parità è il giovane e affermato talento internazionale del russo Denis Kozhukhin che debutta sul palco dell’Auditorium.

Conferenza introduttiva

Giovedì 2 maggio, ore 18.00Ingresso libero

Auditorium di Milano Fondazione Cariplo – Largo Mahler – foyer primo piano

L’avventuroso primo Concerto di Brahms

Relatore Enrico Reggiani

In collaborazione con Università Cattolica del Sacro Cuore Studium musicale di Ateneo

Biglietti serie Verdi: euro 36.00/16.00; Info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler; orari apertura: mar/dom, ore 10.00/ 19.00. Tel. 02.83389401/2/3, www.laverdi.org www.vivaticket.it.

Johannes Brahms (1833-1897)

Concerto n. 1 in re minore per pianoforte e orchestra, op. 15

È noto che la nascita del Primo Concerto per pianoforte e orchestra di Brahms fu lunga e tormentata, e avvenne per fasi successive. Il lavoro, abbozzato negli anni 1852-53, avrebbe dovuto portare alla creazione di una Sinfonia, come Brahms desiderava e come anche il suo mentore Robert Schumann si era entusiasticamente augurato. All’inizio del 1854 il progetto originario si trasformò in una Sonata per due pianoforti, strumento che gli era più congeniale. Nell’estate del 1854 Brahms lo orchestrò per farne un primo tempo di Sinfonia; ma nel corso dell’anno abbandonò l’idea della Sonata, comunicando a Clara Schumann, di avere “trasformato la mia Sinfonia abortita in un Concerto per pianoforte”. Dopo molte modifiche e ripensamenti, nel marzo 1858 fu organizzata una prova segreta del Concerto con l’autore al pianoforte e pochi amici presenti. Dopo nuovi dubbi e nuove modifiche la prima esecuzione del Concerto avvenne il 22 gennaio 1859 ad Hannover, solista lo stesso Brahms, direttore Joachim, con accoglienza tiepida. Alla presentazione ufficiale al Gewandhaus di Lipsia del 27 gennaio (direttore Julius Rietz, solista ancora Brahms), il Concerto fu subissato dai fischi. Una successiva esecuzione ad Amburgo, il 24 marzo, venne nuovamente diretta da Joachim e si risolse in un successo formale, di stima. Brahms decise allora di ritirare il Concerto, e vi apportò ancora qualche miglioramento. Come interprete lo riprese solo nel 1865, sotto la direzione di Hermann Levi. Ma per vederne la definitiva consacrazione si dovranno attendere gli anni Ottanta, quando i trionfi del secondo Concerto si rifletteranno anche sul primo. Infatti ciò che ora ce lo fa apprezzare nel suo pregio e nella sua novità, poteva apparire all’epoca della composizione un difetto. Pur presentando la parte pianistica notevoli difficoltà tecniche, l’accusa ricorrente all’epoca era quella di non offrire al solista alcuna occasione di protagonismo.

In effetti il Concerto in re minore, più che concerto per strumento solista è una sorta di pensiero sinfonico integrato e ampliato al pianoforte, con lo strumento trattato su un piano di assoluta parità rispetto all’orchestra. Insomma, esso ci appare come un lavoro di sperimentazione che solo a posteriori avrebbe trovato la sua giustificazione e la sua esatta collocazione nella storia del Concerto per pianoforte: costituendo, di essa, una sorta di ultimo anello.

Antonin Dvoràk (1841 – 1904) Sinfonia n. 8 in sol maggiore, op. 88

Dvořàk compose nove Sinfonie in un periodo di tempo che va dal 1865 al 1893. Non si tratta però di un insieme omogeneo nel quale sia possibile riscontrare la traccia di una evoluzione. Le prime quattro Sinfonie (1865-74) non furono ritenute dall’autore degne di apparire e rimasero escluse dal suo catalogo fino al riordino compiuto nel 1960 da Jarmil Burghauser, che ripristinò la successione originaria in base alla cronologia delle composizioni. Prima di allora le ultime cinque Sinfonie erano numerate nell’ordine in cui Dvořàk le pubblicò, diverso da quello di composizione, il che ha generato non poca confusione. Così la Sinfonia in sol maggiore (l’unica pubblicata a Londra nel 1892, e perciò detta impropriamente “Inglese”) vi figurava in origine come Quarta, mentre oggi è qualificata come Ottava; essa sta al centro del trittico al quale Dvořàk fu debitore anche in vita della sua fama nel genere sinfonico: dopo la Settima in re minore (1885, un tempo Seconda) e prima della Nona in mi minore, la celebre Sinfonia “Dal nuovo mondo” del 1893. Composta in poco più di due mesi tra il 6 settembre e l’8 novembre 1889 ed eseguita per la prima volta a Praga il 2 febbraio 1890 sotto la direzione dell’autore, l’Ottava Sinfonia appartiene dunque alla piena maturità del compositore e ne esprime alcuni degli umori più tipici.

Dvořàk non fu un rinnovatore della forma e le sue Sinfonie mantengono il consueto schema classico in quattro movimenti, mentre le sue immagini rappresentano stati d’animo che si rifanno a un mondo originario e spontaneo di suggestioni e di simboli immediamente traducibili in un naturale fluire del discorso musicale, a cui la felicità melodica e la cura della strumentazione conferisce un carattere di gradevolezza e di brillantezza non comune.

La Sinfonia in sol maggiore ha un’impronta di serenità e di levità che discende anche da una calma interiore raggiunta, forse anche dalla consapevolezza di un proprio ambito che Dvořàk si era conquistato nel solco della grande tradizione sinfonica tedesca dell’età romantica. Più che nell’audacia di complesse elaborazioni, il fascino di questa musica sta nell’assoluta evidenza delle idee poetiche che si incarnano in ritmi elementari di immediata presa e in suggestive atmosfere timbriche, in figure musicali che si imprimono nella memoria ancor prima di aver raggiunto la loro completa espansione sonora.

Questa Sinfonia fu completata da Dvoràk l’8 novembre 1889 a Praga ed eseguita per la prima volta, sotto la direzione dell’autore, presso l’Associazione Artistica della stessa città il 2 febbraio 1890; ebbe subito buone accoglienze e larga circolazione nelle capitali musicali europee, in particolare a Londra (dove fu pubblicata dall’editore Novello) città che predilesse l’Ottava fra tutte le Sinfonie di Dvoràk, non esclusa la più famosa Nona “dal Nuovo Mondo”.

Nel 1889 Dvoràk aveva quasi cinquant’anni e voleva farsi sentire in prima persona, senza quell’ossequio alla tradizione germanica e a Brahms in particolare che pure era stato determinante per il suo orientamento; volle dunque, secondo la sua stessa dichiarazione, «scrivere un’opera diversa da tutte le altre Sinfonie, con idee personali e lavorate in modo nuovo». Ma Dvofàk, uomo tranquillo dell’Ottocento, non era fatto per innovare e rivoluzionare; sicché, partito per stranire il linguaggio sinfonico tradizionale lo ha invece familiarizzato, reso intimo e domestico e ha finito così col trovare se stesso, ma da una prospettiva diversa da quella che si era proposto.

Biografie

Xian Zhang Attualmente direttore musicale della New Jersey Symphony Orchestra con la quale il contratto è stato esteso fino alla stagione 2023/24, per includere il 100 ° anniversario dell’orchestra nel 2022. Dal settembre 2016, Zhang ha ricoperto la posizione di direttore ospite principale della BBC National Orchestra & Chorus of Wales, diventando la prima donna a dirigere un ruolo da titolare con un’orchestra della BBC. Ricopre anche la carica di direttore emerito dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, in seguito al suo incarico come direttore musicale dal 2009 al 2016. La scorsa stagione ha incluso i ritorni alla Los Angeles Philharmonic, l’Orchestre National de Belgique, l’Orquesta Nacional de España, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, San Francisco Symphonyand NAC Orchestra, Ottawa. 2018/19 la vede debuttare con la Netherlands Radio Philharmonic, la Hong Kong Philharmonic, la Royal Philharmonic, la Philharmonia Orchestra, la Sydney Symphony e l’orchestra della Royal Stockholm Opera. A Dandong, in Cina, Xian Zhang ha fatto la sua carriera di direttore d’orchestra al Central Opera House di Pechino all’età di 20 anni. Nel 2002 è stata nominata Direttore Assistente della Filarmonica di New York, diventando in seguito Direttore Associato e primo titolare della cattedra Arturo Toscanini.

Denis Kozhukhin

Vincitore del primo premio al Concorso Regina Elisabetta a Bruxelles, all’età di 23 anni, Denis Kozhukhin si è affermato come uno dei più grandi pianisti della sua generazione. Nato a Nizhni Novgorod, in Russia, nel 1986 da una famiglia di musicisti, Denis Kozhukhin ha iniziato i suoi studi di pianoforte all’età di cinque anni con sua madre. Da ragazzo, ha frequentato la scuola di musica di Balakirev, dove ha studiato con Natalia Fish. Dal 2000 al 2007, Kozhukhin ha studiato alla scuola di musica Reina Sofia di Madrid con Dimitri Bashkirov e Claudio Martinez-Mehner.

Kozhukhin ha completato i suoi studi all’Accademia di pianoforte sul Lago di Como dove è stato seguito da Fou Ts’ong, Stanislav Yudenitch, Peter Frankl, Boris Berman, Charles Rosen e Andreas Staier, e con Kirill Gerstein a Stoccarda.

Kozhukhin appare spesso con molte delle principali orchestre internazionali, come la Royal Concertgebouw Orchestra, London Symphony, Staatskapelle Berlin, Chicago Symphony, London Philharmonic, Philharmonia Orchestra, Philadelphia Orchestra, San Francisco Symphony, Mahler Chamber Orchestra, HR-Sinfonieorchester, NDR Radiophilharmonie, Vienna Symphony, Orchestre National de France, Mariinsky Orchestra, St. Petersburg Philharmonic, Czech Philharmonic, Royal Stockholm Philharmonic, Oslo Philharmonic Orchestra, Orchestre de la Suisse Romande e NHK Symphony, tra gli altri.

E’ stato diretto da Daniel Barenboim (che è il suo mentore), Sir Simon Rattle, Valery Gergiev, Vladimir Jurowski, Gianandrea Noseda, Paavo Järvi, Vladimir Ashkenazy, Jaap van Zweden, Thomas Dausgaard, Stephan Deneve, Jakub Hrusa, Vassily Petrenko, Kristjan Järvi, Emmanuel Krivine , Jaime Martin, Andrés Orozco-Estrada, Xian Zhang, Rafael Payare, Donald Runnicles, Vasilly Sinaisky e Yuri Temirkanov. Nella stagione 18/19 debutta ai BBC Proms con il Concerto per pianoforte di Shostakovich n. 2 ed è protagonista di una tournée in Europa con l’Orchestra Cadaqués diretta da Vladimir Ashkenazy, eseguendo il Concerto per pianoforte di Mozart n. 23. Inoltre è artista in residence del Festival di Schloss Elmau-Verbier.

Ufficio Stampa – LaVerdi

Autore dell'articolo: La Redazione

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