Zucchero e catrame – Giacomo Cardaci. Recensione

Zucchero e catrame – Giacomo Cardaci

Recensione

 

Bacchettoni e benpensanti stiano pure fuori dalla porta. Al contrario, se per caso hanno voglia di aprire per una volta i loro orizzonti mentali, saranno ben accolti e invitati volentieri a leggere quanto segue.

Il libro in questione è a suo modo un romanzo di formazione, seppure sia breve l’arco di tempo che contempla. Il protagonista è Cesare, un puro d’animo che gradualmente verrà inquinato e contaminato dalle ipocrisie della vita. A lui, fin da piccolo, piace giocare con le Barbie (con cui tra l’altro dialoga, ricambiato) avversato come ovvio dalla pochezza interiore di una provincia decisamente poco incline ad aprirsi alla diversità. La famiglia non offre grandi sponde di affetto al protagonista, che già da piccolo si trova ad affrontare le sfaccettature della cattiveria che caratterizza il mondo della provincia, ma anche, da adolescente, quello della periferia delle grandi città (a suo modo è provincia anche quella).

Ovvio che Cesare, a se stesso, non fa mistero della propria omosessualità. Quello che invece capisce è di dover assumere un’identità ‘altra’ perché il suo essere se stesso non è monetizzabile opportunamente.

Al di là della trama, di cui non si vuole appositamente comunicare altro, il libro è decisamente e verosimilmente crudo nei vari risvolti della trama, disvelando sì la corazza che man mano si costruisce Cesare come anche la fragilità estrema che lo caratterizza.

La scrittura in prima persona sicuramente coinvolge il lettore attirandolo nei violenti vortici della storia. Il linguaggio è immediato, rapido, istantaneo: ti sei appena ripreso da uno dei vari momenti drammatici presenti nel plot, che subito dopo ti capita un altro ‘frontale’ con un altro passaggio della trama. In questo turbine di violenza, le pagine scorrono velocemente, perché, anche attraverso l’utilizzo di flashback/flashforward, nasce una sorta di ansia-desiderio di capire come finisce la storia.

Ma c’è qualcosa di più. Il lettore alla fine coglie la sete d’amore/d’affetto che pervade quasi tutti i personaggi della vicenda: se paragonasse il proprio ‘microuniverso’ a quello di Cesare, si renderebbe conto di aver vissuto (e di continuare a vivere) in un paradiso terrestre di tutto rispetto.

A parte qualche dettaglio (come ad esempio il periodo preadolescenziale nel circondario di Udine, luogo di nascita dello scrittore), il libro non presenta risvolti direttamente autobiografici: vuol essere una sorta di libro ‘sociale’ che mette in evidenza, con la storia di uno, la condizione interiore di molti.

 

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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