Motivi di famiglia – Aldo Pagano. Recensione

Motivi di famiglia

Aldo Pagano

Recensione

Benvenuta Emma nel mondo dei personaggi seriali. E benvenuta col botto.

Il primo episodio in cui era stata protagonista (“La trappola dei ricordi”) aveva lasciato un certo segno, ma non come questa volta. Innanzitutto, va sottolineata la bravura dell’autore: non è sicuramente il primo a narrare una storia in cui è protagonista una donna. E’ tra i pochi, però, che giunge al traguardo portando a casa un ragguardevole risultato: la sua Emma Bonsanti presenta una vasta gamma di sfumature, paragonabili forse solo a quelle presenti nelle donne (e che donne) descritte da Pulixi nella saga di Biagio Mazzeo. Emma è raccontata a trecentosessanta gradi: risulta così profonda da sembrare reale. Parrebbe addirittura essere presa dalla realtà dello scrittore e inserita così com’è nelle pagine del libro. Invece, conferma Pagano in una delle sue presentazioni, Emma è frutto di fantasia.

Quando un autore inserisce una protagonista nella sua storia, quest’ultima finisce sempre per avere ‘residui’ mascolini nell’insieme del suo carattere: e non si tratta di ‘donne-maschiacci’, bensì di figure che presentano un modo di pensare con un retrogusto troppo maschile. Emma, invece, presenta ‘menate’ tipicamente femminili. Il suo modo di pensare e di parlare è genuino e non trasuda alcun elemento proveniente dall’altro sesso.

E poi Pagano eccelle anche nel presentarci la sua eroina (un PM di giustizia) così lucida e dotata di una certa moralità nel lavoro e nella sua parte pubblica, mentre nel suo privato risulta molto più umana e fragile a causa delle sue debolezze e dei suoi complessi, soprattutto se si parla di rapporti familiari.

Il contraltare di Emma è il suo collaboratore Lorusso: efficiente, acuto, sveglio ma dall’aspetto decisamente estraneo a tutto quello che riguarda indagini ed investigazioni. E’ un altro personaggio assai godibile.

E la storia? Non so dire perché, ma mi ha ricordato quelle produzioni televisive realizzate negli anni ’70: mi riferisco a quei polizieschi all’italiana che duravano una decina di puntate e dove i dettagli venivano dati al telespettatore con il contagocce. Oltre ad un’attenzione ai dettagli, Pagano costruisce un plot a Matrioska: individuata una bambola, sta al lettore trovare il modo per aprirla e tirare fuori la Matrioska più piccola che c’è dentro.

Un ultimo dettaglio da non trascurare è sicuramente il linguaggio: non solo risultano interessanti certi intercalari alla barese che contraddistinguono la parlata di alcuni personaggi, ma anche colpisce la narrazione che spesso si blocca sulle congiunzioni (e non solo) lasciando in sospeso il periodo (così come chi sta leggendo).

Ovviamente, a lato di tutti i particolari riguardanti il filone principale della trama, vi sono alcuni risvolti secondari che sono piazzati nell’impianto narrativo con il sicuro intento di sollecitare le riflessioni dei lettori.

E’ un piacere sapere che lo scrittore ha in cantiere un terzo episodio con Emma Bonsanti: pur essendo “Motivi di famiglia” ancora fresco di stampa, la voglia di aspettare è poca.

Aldo, ci siamo capiti?

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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