Basta con le figurine. I più pagati sono i calciatori

 

Basta con le figurine. I più pagati sono i calciatori

«Celo, celo, manca, manca, doppia, doppia …» ed arrivava immediatamente l’offerta della controparte: «Scambi queste due, con quest’altra?». Ai tempi – per alcuni di noi sono ricordi ormai troppo lontani – si accettava prontamente o, in alternativa, si passava alla negazione più totale dell’offerta: «mi spiace, ma queste non le posso scambiare perché sono rare, rarissime». E grazie a questa “rara rarità” si creava illusione, il desiderio, e l’aspirazione più profonda di poterne avere un esemplare; magari considerato “l’ultimo” perché a noi era necessario, fondamentale poiché, grazie a quel piccolo rettangolo adesivo divenuto vero e proprio cimelio, si portava a termine il nostro tanto curato e custodito album: l’album delle figurine dei calciatori. Ogni anno, come ogni stagione calcistica, questo appuntamento era un must per tutti gli appassionati.
Ai giorni nostri, questa “antica tradizione” e pressoché scomparsa e, verosimilmente, tutta la ricerca, tutti gli scambi, le infinite negoziazioni, fino a giungere alla tanto agognata “spunta” sul foglio che riportava il numero mancante della figurina ritenuta “introvabile”, è (e sono) mutati in un puro mercantilismo tra le moltissime squadre di calcio (appartenenti a qualsiasi categoria e paese) ed i vari procuratori sportivi. Si assiste ininterrottamente a continui ed infiniti “cambi di maglia” che, contrariamente alla “spunta” fatta sullo storico foglio in mano ad ognuno di noi, si provvede invece alla quadratura del conto economico e dell’annesso conto corrente: milioni, milioni di dollari (o Euro), per avere quel giocatore, quella sua immagine, quel cognome (la citazione del nome è solo per pochi). E proprio grazie a quest’ultimo tratto anagrafico, il cognome non è più tale ma è divenuto “brand”.
Riassumendo: squadre e società sportive, procuratori, giocatori (anzi “cognomi”), ruotano attorno al potenziale “brand” (e non solo) che genererà sicuramente profitti.
In base alla recente classifica annuale pubblicata da Forbes sui compensi percepiti in ambito sportivo, emerge come dal 1990 – ovvero dalla data di elaborazione di questo pubblico ranking – i primi tre posti siano occupati da stelle appartenenti al solo mondo del calcio: Lionel Messi è il più pagato al mondo con 127 milioni di dollari, seguito da Cristiano Ronaldo (109 milioni di dollari) e Neymar da Silva Santos Júnior o più semplicemente e noto Neymar (105 milioni di dollari). A livello complessivo, l’insieme dei 100 atleti che appartengono a questa particolare classifica, generano guadagni pari a quattro miliardi di dollari: un vero e proprio dato monstre. Infinite potrebbero essere le argomentazioni a sostegno (o meno) per giustificare questo giro d’affari ma non è intenzione sollevare le singole motivazioni.
Ciò che conta è questo: all’inizio di ogni stagione calcistica ci si reca dalla propria edicola chiedendo “l’album” il vero e proprio unico “album”. Il giornalaio ci osserva stupito e sorridendo sussurra: «è finito» (anche se mai arrivato). Successivamente sposta il suo sguardo in direzione del capannello che si è nel frattempo creato attorno alla prima pagina di uno storico giornale sportivo colorato e, unendosi all’accesa dialettica dei presenti, esclama: «scordatevelo, se lo volete, dovete pagarlo più di 100 milioni …».
A noi non resta che annuire e mestamente tornare sui nostri passi. Nel durante, le squadre e le società sportive, ed i famosi procuratori di calcio, si sono già scambiati gli estremi bancari sui quali poter regolare la compravendita concordata: ovviamente è più apprezzata – e gradevole – se espressa in milioni, tanti milioni, numerosi milioni.
«Celo, celo, manca, manca, doppia, doppia …»

Stefano Masa Radio Bla Bla

Autore dell'articolo: La Redazione

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