M, il figlio del secolo – Antonio Scurati. Recensione

M, il figlio del secolo – Antonio Scurati. Recensione

 

Notazione_tecnica#1 – Sta prendendo piede nell’italiano scritto un costrutto (sbagliato) mutuato dal linguaggio parlato, vale a dire quello di inserire nella stessa frase un sostantivo ed il suo pronome. Per capirci meglio, era l’errore che sottolineava la maestra alle elementari correggendo l’incipit del temino post natalizio: “Le vacanze le ho passate in montagna”. Il pronome (il secondo ‘le’) è un sostituente e quindi non può assolutamente stare dove sussiste il sostantivo che sostituisce (“vacanze”, nell’esempio qui riportato). Purtroppo l’opera di Scurati presenta diverse occorrenze in tal senso.

Notazione_tecnica#2 – Sulla copertina campeggia la scritta “Romanzo”. La componente romanzesca è praticamente assente nelle prime 250-300 pagine; affiora successivamente qua e là (a volte anche in ampi squarci) ma è comunque sempre oscurata dal dato storico. Men che meno può definirsi romanzo storico perché in questo genere letterario, su uno sfondo storico attestato, si innestano le vicende di persone comuni inventate che nell’insieme risultano verosimili. Sfogliando le pagine ci si imbatte solo in personaggi storici più o meno noti. Una scelta originale poteva essere raccontare gli stessi fatti storici usando Mussolini come ‘Io narrante’ (artificio limitato alle sole pagine iniziali e finali). Si dovrebbe parlare invece di una monografia storica su anni molto turbolenti per la nazione italiana.

Notazione_tecnica#3 – Onore all’autore: gli va riconosciuta la profondità e il dettaglio della documentazione. Ma vorrei metterlo a confronto con “Point Lenana” di Wu Ming 1 e Roberto Santachiara, scritto che copre un periodo storico che va dall’unità d’Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente “M” risulta una goccia approfondita rispetto al saggio di Wu Ming 1 e Santachiara, ma la prosa di questi ultimi traspare in tutta la sua possanza grazie anche qui alla precisione e alla passione con cui hanno compiuto le loro indagini. Per quanto le ricerche di Scurati siano state accurate e puntuali, il suo stile non “esce” dalla pagina se non a sprazzi. Non appassiona se non dalla metà in poi quando i fatti della storia italiana iniziano a diventare decisivi. Nel momento in cui si parla della marcia su Roma e dei postumi del delitto Matteotti si riprende assai. Le ultime 10-20 pagine sono davvero notevoli.

Assenze e punti di forza – Se “M” risulta molto preciso nella raccolta delle testimonianze, manca di un giudizio circostanziato sulla figura di Mussolini. Sicuramente questo aspetto non era richiesto, anche se ‘spacciandosi’ per romanzo, il libro poteva sbilanciarsi di più. Forse l’autore manda una sorta di messaggio subliminale CONTRO l’epopea fascista intitolando il libro con M (la lettera M per gli antifascisti aveva un preciso significato…). Se nella prima parte, quindi, manca una presa di posizione, questa risulta meno opaca nella parte finale. Resta tuttavia la paura che un libro come “M”, in tempi come i nostri, possa essere strumentalizzato per rivalutare la figura del Duce. Il testo di Scurati ha il merito di sottolineare come certe “assenze” abbiano determinato il corso della Storia di quegli anni: la delegazione italiana che abbandona le trattative di pace di Parigi (siamo nell’immediato primo dopoguerra) creando il mito della vittoria mutilata; l’assenza dello Stato nell’inesorabile spirale negativa che porta all’affermazione del fascismo con la strategia dell’intimidazione e della violenza; l’assenza della monarchia e di tutte le istituzioni, colpevoli di non aver fermato l’organizzazione della marcia su Roma (e sarebbe bastato poco, vista la cattiva organizzazione delle camicie nere); la scissione dell’Aventino (i parlamentari non fascisti che abbandonano Montecitorio in segno di protesta contro l’assassinio di Matteotti); l’assenza di coraggio da parte degli antifascisti nella seduta parlamentare del 3 gennaio 1925. Riguardo alla marcia, Scurati avrebbe dovuto mettere meglio in evidenza quanto il re fosse un imbelle, elaborando quali potessero essere le ipotesi del suo rifiuto in merito alla firma dello Stato d’assedio. Un altro punto da sottolineare meglio concerne il Mussolini calcolatore che, salito al potere, sceglie APPOSITAMENTE di costituire un governo ‘misto’ per non insospettire troppo le forze avverse. Significativa è l’alternanza del discorso con testimonianze dell’epoca (titoli o brani di articoli di giornali; stralci di lettere, conversazioni, ecc): riportare nel testo tutta questa documentazione non solo supporta concretamente il lavoro del narratore, ma dà anche il polso di come fosse effettivamente percepita l’ascesa del fascismo.

Notazione_NONtecnica – Siamo a ridosso della serata finale del Premio Strega: “M” sembra il vincitore annunciato della competizione, contrastato solo da “Fedeltà” di Missiroli. A Scurati è capitato varie volte di arrivare da ‘Papa’ alla votazione conclusiva di un concorso letterario, per uscirne poi da Cardinale. Onestamente, né l’uno né l’altro mi convincono pienamente: Missiroli perché ha pubblicato un libro ‘non concluso’, Scurati perché ha elaborato un’opera un po’ sbilanciata negli esiti, anche se le ultime pagine sono effettivamente devastanti perché fanno capire quale mentalità politica è stata ereditata. Ad essere proprio costretto, proprio per le considerazioni appena riportate darei la palma a “M”.

 

 

Enrico Redaelli Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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