“Charlie Says” – Recensione in Anteprima. Al Cinema dal 22 Agosto 2019

“Charlie Says”

Recensione in Anteprima.

Al Cinema dal 22 Agosto 2019

Il film narra la storia di Charles Manson e di come, da semplice guida spirituale di un gruppo di persone è arrivato a spingere le stesse a commettere omicidi. Il film diretto da Mary Harron non vuole fare storia, non intende essere una successione dei fatti; piuttosto sceglie di mettere al centro le motivazioni per cui qualcuno dovrebbe seguire ogni parola e ogni decisione di qualcun’altro fino a perdere il senso della realtà e annullarsi totalmente. Sono tante le storie e le ipotesi raccontate su Charles Manson e tra queste il film decide di presentarlo come un narcisista convinto di quello che dice ma a volte in balia dei propri capricci. Le varie contraddizioni messe in scena di questo personaggio sono solo il mezzo per trasmettere allo spettatore le lacune emotive e personali dei suoi seguaci. La scelta di concentrandosi in particolare su tre di loro raccontando cosi i fatti tramite testimonianze dirette e flashback è precisa e ben strutturata.

L’interpretazione di Matt Smith come Charles Manson è volutamente messa in secondo piano quasi come se fosse un personaggio secondario ma l’attore riesce a donargli forza e carisma senza essere ingombrante. La forza propulsiva del racconto viene affidato ai personaggi di Leslie Van Houten, Patricia Krenwinker e Susan Atkins che pian piano impareremo a conoscere con i loro flashback e i momenti in carcere. Chiara è la scelta della regista che non crea un film polemico sul femminismo e sul vittimismo bensì decide di affrontare tutto in maniera sommessa e delicata ma senza puntare alla compassione regalandoci solo pochi e sporadici attimi di violenza.

Se proprio c’è un atto d’accusa è nei confronti del fallimento al femminismo stesso e il senso di libertà che queste ragazze cercavano di volere ma che hanno ricevuto nella maniera sbagliata. Certo il film soffre di alcuni difetti strutturali dovuti sopratutto a una narrazione leggermente scolastica e prevedibile in molti passaggi. Le interpretazioni sono ottime ma certo non memorabili e andare a raccontare in maniera soddisfacente un personaggio e un periodo cosi importante risulta difficile se non impossibile. Il film però riesce bene dove decide di concentrarsi cioè sul racconto delle tre protagoniste ed è quanto basta per meritare una visione e cercare di capire almeno uno delle componenti legate a Charles Manson che risulta ancora oggi molto complicata.

Andrea Arcuri Radioblabla

Autore dell'articolo: La Redazione

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