Il sentiero dei figli orfani – Giovanni Capurso. Recensione

Il sentiero dei figli orfani
Giovanni Capurso.
Recensione

 

L’opera potrebbe definirsi una specie di libro-diesel perché inizia un po’ in sordina e piano piano fa prendere i giusti giri al motore. Si capisce da subito che si tratta di un romanzo di formazione solo che il clou della storia inizia poco prima di metà della trama e poi è un vortice che inizia lento ma prende man mano velocità.

Tutto ruota intorno alla famiglia del giovane Savino, voce narrante, che inserisce il lettore gradualmente nella vicenda descrivendo quasi un piccolo affresco di questo paese lucano, San Fele. Tutto sembra normale, nella routine, ma quando si fa avanti il demone della crescita, del voler diventare grandi, il mondo viene visto sotto una luce completamente differente.

Non è tanto un contrasto con la componente genitoriale, quanto la competizione con il fratello maggiore Aldo a muovere i fili della situazione. Ad Aldo è permesso tutto: risponde male, se vuole; torna a casa all’ora che vuole; se vuole, può concedersi atteggiamenti sprezzanti per darsi un tono.

E anche quando l’Amore fa capolino nella vita del protagonista, i guai non mancano.

Ma al di là della trama, sono belli i modi con cui Savino presenta i suoi familiari e altri “attori” del suo personale contesto. Con i genitori, a volte si tratta di giochi di sguardi (soprattutto con il padre), a volte sono discorsi che iniziano timidamente ma poi si fanno man mano più intimi. Fin quando non prende un po’ di coraggio, Savino rimane sempre con la consapevolezza di essere il “quarto”, l’ultima ruota del carro che deve conquistarsi faticosamente un posto nel mondo.

Ma tra le figure che segnano le giornate del ragazzo spicca sicuramente quella di Adamo. Io sono quel lettore al quale certi nomi fanno scattare un campanello in testa. Secondo me la scelta di chiamare Adamo questo personaggio non è per niente casuale. Adamo, quello biblico, è il padre di tutti gli esseri umani. Ne “Il sentiero dei figli orfani”, Adamo è una continuazione di Michele, padre naturale di Savino, perché a suo modo contribuisce a completarne l’educazione mettendolo a conoscenza di alcuni importanti risvolti della vita e insegnandogli un po’ come si sta al mondo.

Il libro si presenta con una scrittura agile e scorrevole; non ha pretese didascalico-educative; non vuole qualificarsi come quell’opera che il mondo della letteratura stava aspettando. Con molta umiltà presenta una storia quotidiana che arriva a toccare l’animo abbastanza profondamente, lasciando a suo modo un segno.

Enrico Redaelli Blabla news

Autore dell'articolo: La Redazione

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