Arancione – Davide Vitali. Recensione

Arancione

Davide Vitali.

Recensione

 

Sono contento di poter dare spazio alla poesia in una rubrica dove di solito mi occupo di narrativa.

Commentare una raccolta di componimenti non è sempre la cosa più semplice. Anche perché la poesia è un’arma a doppio taglio: il poeta trasmette una sensazione, mettendosi talvolta a nudo, sforzandosi di scegliere quei termini più adatti per esprimere la sua interiorità. Alla fine chi legge interpreta quelle parole secondo il proprio vissuto e non secondo quello di chi ha scritto. Il fraintendimento rende i vocaboli simili a sassi che in alcuni casi rimbalzano violentemente sul poeta che li ha assemblati. Alcuni autori accettano di buon grado questa sorta di ambivalenza. Ad altri invece dà parecchio fastidio, e per questo motivo vanno in crisi.

Nel lavoro di Vitali, si parte da un colore, l’arancione. Già questa partenza è di per sé originale, in quanto non mi sembra che nella tradizione poetica o prosastica vi sia qualcosa con questa tonalità. A prima vista, l’arancione non risulterebbe nemmeno una tinta poetica, non avendo nemmeno dignità di colore primario. E allora?

Arancione è il simbolo del mondo interiore del nostro autore: non è solo una raccolta di poesie ma è anche una raccolta delle sensazioni che questo colore suscita nel poeta. Nelle liriche di Vitali non c’è un’organizzazione per sezioni o per particolari. L’accostamento dei componimenti vuole invece mettere in rilievo il caos poetico che caratterizza il microuniverso dell’autore, sottolineandone la genuinità, così come il suo essere ‘ruspante’

La silloge è caratterizzata da una singolare alternanza di registri. Oltre alla ricercatezza nella terminologia utilizzata, è possibile riscontrare un uso di parole “alte” e allo stesso tempo di parole che fanno parte del quotidiano collettivo. Il poeta si deve distinguere dalla massa, ma contemporaneamente, per parlarle e comunicare con lei, deve usare un codice che sia ad essa vicino. E che possibilmente possa pure coinvolgerla.

Il cammino tra i versi dell’autore è pure cadenzato da echi che si rincorrono, creati con una certa ironia: una singola parola a volte può essere seguita a breve distanza da un gruppo di termini di suono affine (assuefatta/ah sì, è fata). La stessa ironia si ritrova anche nei significati, quando, ad esempio, parlando d’amore, Vitale parla delle classiche “farfalle allo stomaco”, alludendo in realtà ad un piatto di pasta che però è risultato indigesto.

Tra le tematiche, domina il già citato Amore, che spesso appare contrastato o non del tutto corrisposto. E anche qui è possibile cogliere un certo spirito quando un’interlocutrice viene definita “Mio primo apriled’amore”. Ma sono pure presenti considerazioni interessanti che il poeta elabora su se stesso nella lirica “Davide”, sorta di autoritratto.

E quell’omega che campeggia sulla copertina? Guarda caso è di colore arancione. Guarda caso l’omega è l’ultima lettera dell’alfabeto greco. Guarda caso “Arancione” è pure il titolo dell’ultimo componimento: lascio al lettore scoprire di cosa tratta…

E non mi importa se le mie interpretazioni, le mie riflessioni risultino lontane da quello che aveva pensato l’autore. La poesia prevede anche questo.

 

Enrico Redaelli Blabla news

Autore dell'articolo: La Redazione

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