Miss Islanda – Auður Ava Ólafsdóttir. Recensione

Miss Islanda

Auður Ava Ólafsdóttir.

Recensione

Sarà perchè leggo principalmente autori anglosassoni o dell’Europa mediterranea ma raramente mi è capitato di percepire in modo così forte l’essenza di un paese, l’Islanda, grazie a semplici parole scritte.

Il romanzo “Miss Islanda”, della scrittrice islandese Auður Ava Ólafsdóttir, pubblicato da Einaudi nel 2019, mi racconta da subito di questa terra (almeno per l’idea che io me ne sono fatta) già solo contando il numero di pagine, appena 196, per un paese che di abitanti ne ha poco meno di 332 mila. Curioso, no? Siamo negli anni ‘60, epoca dei Beatles e delle minigonne lanciate dall’inglese Mary Quant, della folle guerra in Vietnam e dell’inizio dall’emancipazione sessuale.

Nel piccolo villaggio di contadini e pescatori di Dalir, sembra che tutto ciò non esista né sia mai esistito e infatti tutti vedono nella ventunenne Hekla una cosa sola: la sua bellezza, unica possibilità di (minima) elevazione sociale per una donna. Per lei però, che porta il nome di un vulcano islandese, la bellezza non significa nulla perché aspira a diventare scrittrice e decide quindi di partire per la capitale Reykjavík dove spera che il suo sogno si possa realizzare senza bisogno di marito e figli. Una Joe March islandese degli anni ‘60 insomma.

Purtroppo anche nella capitale la bellezza di Hekla non passa inosservata: già in treno, diretta verso le sue ambizioni, viene subito adocchiata da un uomo d’affari talent-scout che le propone di partecipare a “Miss Islanda” e che, anche una volta stabilitasi in città con lavoro, insisterà nel vano tentativo di farle cambiare idea.

Accanto ad Hekla il suo miglior amico gay, DJ Johnsson anche lui alla disperata ricerca di poter essere sé stesso senza nascondersi, la sua amica d’infanzia Ísey, che a soli 21 anni è già moglie e madre di 2 figli (il secondo in arrivo) sempre in bilico tra felicità e disperazione e Starkaður, giovane poeta il cui amore non sarà mai sufficiente.

Miss Islanda” è un romanzo ermetico, freddo come la terra da cui proviene e che, nonostante l’enorme fascino e potenziale del soggetto – giovane bellissima ragazza che sogna l’emancipazione nella Islanda degli anni ‘60 – fatica molto a generare empatia: la ventenne Hekla dovrebbe avere un vulcano dentro ma non lo si percepisce, si esprime a monosillabi e non parla mai dei suoi sentimenti. Tuttavia immergersi in una realtà così diversa, anche se poi geograficamente non lontana, arricchisce il lettore a prescindere e questo è sempre il mio primo obiettivo quando leggo un romanzo. “Miss Islanda” non si aggiudica né il titolo né la corona ma parla dei sogni di una ragazza e questo merita sempre di essere raccontato.

Francesca Vivalda BlaBla News

Autore dell'articolo: La Redazione

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