Colibrì – Sandro Veronesi. Recensione

Colibrì
Sandro Veronesi.
Recensione

 

Scrittura pazzesca. Capitoli senza punti fermi. Strutture narrative diversificate. Alternanza di punti di vista. Notevole varietà di tematiche. In poche parole, travolgente.

Travolgente, sì, ma con alcune interessanti riserve.

Esistono quegli scrittori che si mettono a tavolino e, come in un laboratorio chimico, si mettono a dosare con le provette gli specifici ingredienti da dosare per costruire la loro trama. Magari viene fuori qualcosa di interessante, ma lungi dall’essere la cosiddetta ‘Storia Perfetta’. E comunque, alla chiusura del libro, chi ha letto, sente che c’è poca spontaneità nel prodotto.

Esistono invece quelle Storie che vagano nell’atmosfera, alla ricerca di qualcuno che le scriva (sì, l’immagine fa molto Pirandello). E alla fine sembra quasi che siano i plot a scegliere da quale mano farsi illustrare mentre gli autori s’impegnano per trovare la migliore ispirazione. Sì, lo so: il tempo delle Muse era già finito ai tempi del famoso Carlo Cùdega (come si dice a Milano). Ma lasciatemi il fascino, la romanticheria di questa immagine.

Dove si colloca, quindi, il “Colibrì”?

Mentre assaporavo la prima parte del libro, sentivo un certo coinvolgimento. Era una lettura serale che approcciavo con un po’ di fatica anche se ne riconoscevo il pregio. Ma poi, mentre proseguivo, se non ci fosse stato il mio super-io a frenarmi, sarei stato capace di perdere il sonno per inoltrarmi nello sviluppo della trama e magari terminarlo in una sola notte. Però, sempre restando alla prima parte del libro, era accesa una lampadina che mi metteva in guardia sulla furbizia delle scelte di Veronesi. Per cui mi chiedevo dove questa narrazione volesse andare a parare.

Andando avanti, mi imbattevo in parti molto ampie dove il modo di scrivere saliva di livello esprimendo, attraverso un moderno grido della coscienza molto lungo e circostanziato, riflessioni e sensazioni interiori del protagonista. La qualità di questi squarci era decisamente superiore rispetto ad una prima metà già buona. E quindi, visti questi risultati, l’idea che fosse un libro furbo spariva letteralmente. Solo nella parte conclusiva ho valutato l’ipotesi di ricredermi: pur rimanendo un libro stilisticamente fatto bene ricco anche di qualche picco lirico, gli argomenti da esso considerati sono quelle giusti per toccare il pubblico e magari farlo discutere.

Guarda un po’… E’ presente nella “sporca dozzina” del prestigioso Premio Strega. Se fossimo in ambito tennistico, il libro di sicuro riceverebbe un ‘bye’ (Possibilità di saltare il primo turno in un torneo) per accedere direttamente alla cinquina. E, stando così le cose, potrebbe porre una seria ipoteca sulla vittoria finale.

 

Enrico Redaelli Blabla news

Autore dell'articolo: La Redazione

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