La parola magica – Anna Siccardi. Recensione

La parola magica 

 

Anna Siccardi.

 

Recensione

 

Leggendo il libro mi sono venuti in mente altri due titoli di cui “La parola magica” è secondo me una conseguenza. Il primo è “Questo bacio vada al mondo intero” di Colum McCann, mentre l’altro è “Il tempo è un bastardo” di Jennifer Egan. In entrambi, la struttura del racconto si fonde con quella del romanzo attraverso una serie di particolari artifici che adesso sarebbe lungo raccontare.

Pur avendo somiglianze con questi titoli, “La parola magica” fa la differenza mettendo in gioco la componente cronologica. Non c’è un prima ed un dopo: semmai esiste un durante, anche se non è questo il punto. I personaggi, entrano ed escono dalle vicende del libro, ma solo dal contesto è possibile capire in quale momento intervengono all’interno di una ipotetica linea temporale.

L’altro dettaglio che spicca è la concatenazione tra i vari capitoli, che solo in apparenza sono racconti: quelli che sono protagonisti da una parte risultano di contorno in un altro passaggio o, sempre gli stessi, fanno da spalla in successivi frangenti. E’ notevole come questi s’intreccino in modo quasi matematico nel profondo della trama e, azzardo, rendano molto bene ciò che nella realtà sono i famosi sei gradi di separazione. Ma è pure notevole che siano personaggi tangibili e come, di fatto, siano capaci di uscire dalla pagina per la concretezza umana.

Eppure, in questo meccanismo ben studiato e reso in modo spontaneo, un personaggio mi rimane un po’ in sospeso…

Questo dettaglio, in ogni caso, non rovina certo l’interezza di un prodotto che nel suo complesso presenta una certa originalità.

Parlando della scrittura, colpisce anch’essa perché, sebbene non sia caratterizzata da specifiche ricercatezze o da un particolare registro linguistico, risulta ricca nella sua immediatezza e nella sua semplicità. Nel complesso, è uno stile capace di raccontare il quotidiano, partendo dal quotidiano stesso senza compiacimenti e senza darsi arie letterarie.

Cosa può significare #parola_magica? Possono essere i titoli di ogni capitolo, che risultano pieni di significato, a volte simbolici; possono essere le parole che affiorano dalle sensazioni provate pagina per pagina; possono essere le parole che derivano dalla sensibilità di ogni singolo lettore. Nel corso della storia è comunque ravvisabile un indizio da cui è possibile prendere spunto…

Al di là delle mie elucubrazioni la parola magica potrebbe essere #leggere questo libro per assaporarne il gusto nella sua completezza.

Per concludere, potrei usare una metafora derivante dal pattinaggio artistico. Il libro potrebbe essere paragonato ad un triplo axel, eseguito con coraggio ed impegno da un’atleta (notare l’apostrofo, ndr) che accetta la sfida con se stessa, e com

La parola magica – Anna Siccardi

Leggendo il libro mi sono venuti in mente altri due titoli di cui “La parola magica” è secondo me una conseguenza. Il primo è “Questo bacio vada al mondo intero” di Colum McCann, mentre l’altro è “Il tempo è un bastardo” di Jennifer Egan. In entrambi, la struttura del racconto si fonde con quella del romanzo attraverso una serie di particolari artifici che adesso sarebbe lungo raccontare.

Pur avendo somiglianze con questi titoli, “La parola magica” fa la differenza mettendo in gioco la componente cronologica. Non c’è un prima ed un dopo: semmai esiste un durante, anche se non è questo il punto. I personaggi, entrano ed escono dalle vicende del libro, ma solo dal contesto è possibile capire in quale momento intervengono all’interno di una ipotetica linea temporale.

L’altro dettaglio che spicca è la concatenazione tra i vari capitoli, che solo in apparenza sono racconti: quelli che sono protagonisti da una parte risultano di contorno in un altro passaggio o, sempre gli stessi, fanno da spalla in successivi frangenti. E’ notevole come questi s’intreccino in modo quasi matematico nel profondo della trama e, azzardo, rendano molto bene ciò che nella realtà sono i famosi sei gradi di separazione. Ma è pure notevole che siano personaggi tangibili e come, di fatto, siano capaci di uscire dalla pagina per la concretezza umana.

Eppure, in questo meccanismo ben studiato e reso in modo spontaneo, un personaggio mi rimane un po’ in sospeso…

Questo dettaglio, in ogni caso, non rovina certo l’interezza di un prodotto che nel suo complesso presenta una certa originalità.

Parlando della scrittura, colpisce anch’essa perché, sebbene non sia caratterizzata da specifiche ricercatezze o da un particolare registro linguistico, risulta ricca nella sua immediatezza e nella sua semplicità. Nel complesso, è uno stile capace di raccontare il quotidiano, partendo dal quotidiano stesso senza compiacimenti e senza darsi arie letterarie.

Cosa può significare #parola_magica? Possono essere i titoli di ogni capitolo, che risultano pieni di significato, a volte simbolici; possono essere le parole che affiorano dalle sensazioni provate pagina per pagina; possono essere le parole che derivano dalla sensibilità di ogni singolo lettore. Nel corso della storia è comunque ravvisabile un indizio da cui è possibile prendere spunto…

Al di là delle mie elucubrazioni la parola magica potrebbe essere #leggere questo libro per assaporarne il gusto nella sua completezza.

Per concludere, potrei usare una metafora derivante dal pattinaggio artistico. Il libro potrebbe essere paragonato ad un triplo axel, eseguito con coraggio ed impegno da un’atleta (notare l’apostrofo, ndr) che accetta la sfida con se stessa, e completato con qualche imperfezione ma comunque con molta eleganza.

 

Enrico Redaelli Bla bla news

 

 

 

Autore dell'articolo: La Redazione

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